Boniforti & Ballerio - Officina di Precisione Meccanica e Fotografica s.r.l. (già Boniforti )
Boniforti gestiva un laboratorio artigiano che produceva apparecchiature fotografiche professionali in legno tra le due guerre mondiali.
Per un certo periodo fu in società con Piseroni, altro artigiano milanese del settore (vedi).
Nel secondo dopoguerra, morto il Boniforti nel 1948, questa azienda sotto la conduzione di Ballerio che nel frattempo si era associato, si cimentò anch’essa nel settore fotocamere per uso amatoriale, presentando la “Perseo” una 24 × 34 capace di trarre 40 fotogrammi dal solito rullino 135, per 36 pose.
L’otturatore a tendina dava i tempi da 1/20 a 1/1000 e B, la posizione del bottone di scatto posto sul davanti del corpo macchina assicurava buona stabilità nella ripresa.
Questa fotocamera venne presentata nel 1947, nella prima versione senza telemetro costruita in pochissimi esemplari; nell’anno successivo venne completata la gamma col modello dotato di telemetro accoppiato alle ottiche intercambiabili, con attacco Leica, anche questo prodotto in pochi esemplari.
Seguì poi un terzo modello con la base del telemetro allargata; il totale la produzione fu abbastanza scarsa non più di 250 esemplari, venduti dalla Pettazzi a 20.000 nel 1950.
Utilizzando un corpo Perseo fu anche approntato un prototipo di fotocamera tricromatica, la “ Photochrome”, sembra su commissione di un grossista straniero: la cosa poi non ebbe seguito e il prototipo incompleto è rimasto l’unico ricordo di questo tentativo
A questa fotocamera seguì la “Kobell”, una fotocamera per lastre e film-pack 6X9 cm destinata ai fotoreporter, in pressofusione di lega leggera, molto ben costruita ed adatta ad un uso intenso (l’otturatore era montato su cuscinetti).
Oltre all’otturatore a tendina montava ottiche intercambiabili su otturatore centrale per l’uso del flash con tempi brevi; esisteva il due versioni con e senza telemetro.
Successivamente uscì la “Kobell Film”, una 60 × 75 mm per pellicola 120 dotata solo otturatore centrale: per il mercato estero la fotocamera fu chiamata “Kobell Press”.
In complesso furono prodotte circa quattrocento ad un prezzo di vendita di 100.000 Lire nel 1955.
Da ultimo gli anni dal 1966 al 1973 anno in cui l’azienda cessò l’attività produttiva, si costruirono le “Linear” a altre fotocamere molto ben costruite e sempre per uso professionale, corpo in lega leggera, soffietto con possibilità dei movimenti di basculaggio e decentramento ottica, il formato 9X12 ( e 4”X5” forse per esportazione); di “Linear” ultimo modello di questa ditta furono prodotti solo poche decine di esemplari (forse 20).
Seguì poi un terzo modello con la base del telemetro allargata; il totale la produzione fu abbastanza scarsa non più di 250 esemplari, venduti tramite Pettazzi a 20.000 nel 1950.
Utilizzando un corpo Perseo fu anche approntato un prototipo di fotocamera tricromatica, la “ Photochrome”, sembra su commissione di un grossista straniero: la cosa poi non ebbe seguito e il prototipo incompleto è rimasto l’unico ricordo di questo tentativo.
A questa fotocamera seguì la “Kobell”, una fotocamera per lastre e film-pack 6X9 cm destinata ai fotoreporter, in pressofusione di lega leggera, molto ben costruita ed adatta ad un uso intenso (l’otturatore era montato su cuscinetti).
Oltre all’otturatore a tendina montava ottiche intercambiabili su otturatore centrale per l’uso del flash con tempi brevi; esisteva il due versioni con e senza telemetro.
Successivamente uscì la “Kobell Film”, una 60 × 75 mm per pellicola 120 dotata solo di otturatore centrale: per il mercato estero la fotocamera fu chiamata “Kobell Press”.
In complesso furono prodotte circa quattrocento ad un prezzo di vendita di 100.000 Lire nel 1955.
Da ultimo gli anni dal 1966 al 1973 anno in cui l’azienda cassò l’attività produttiva, si costruirono le “Linear” a altre fotocamere molto ben costruite e sempre per uso sempre professionale, corpo in lega leggera, soffietto con possibilità dei movimenti di basculaggio e decentramento ottica, il formato 9X12 ( e 4”X5” forse per esportazione); di “Linear” ultimo modello di questa ditta furono prodotti solo poche decine di esemplari (forse 20).