Fotocamere Italiane

Bencini S.p.A. (già I.C.A.F. e C.M.F.)

Milano

Antonio Bencini dopo esperienze costruttive in società con altri nella nativa Firenze prima ed a Torino poi, giunto a Milano verso la metà degli anni ‘30 dava avvio alla costruzione di fotocamere con una propria azienda.
Dal 1937 anno di presentazione della prima fotocamera, al 1984 anno di sospensione della produzione, questa Azienda prima col nome di I.C.A.F. e successivamente divenuto C.M.F. ed infine Bencini immetteva sul mercato centinaia di migliaia di fotocamere sotto la guida prima del fondatore e successivamente del figlio Roberto.
È stata quindi sia come numero di pezzi sia come fatturato la maggior industria Italiana del settore.
Nei 47 anni di vita la Bencini ha mantenuto una politica commerciale costante: produrre fotocamere semplici di costo contenuto rivolte quindi a chi si affaccia al mondo della fotografia.

Agli inizi del 1937 Bencini presentava due box evidentemente utilizzando precedenti esperienze in F.I.A.M.M.A. e Filma: infatti ci sono notevoli somiglianze tra le due Roby e Gabry e le ultime box delle due Case citate.
La Roby (che derivava il nome da quello del figlio Roberto) è una 6 × 9 obiettivo a fuoco fisso 1:11 f=105 tempi I e P; la Gabry (dal nome della figlia Gabriella) è una 4,5 × 6 con un obiettivo sempre a fuoco fisso 1/11 f= 75 stessi tempi; nel 1938 in armonia con la campagna di italianizzazione dei termini stranieri le due box divennero Robi e Gabri.
Nel 1939 iniziò la produzione dei “ soffiettoni” in formato 6 × 9, obiettivo aplanatico f=105, otturatore sempre coi soli tempi I e P dai nomi “Argo “ “Etna” e “Delta” leggermente diverse nella estetica delle finiture.
Nel 1946 la Ferrania presentò la “ Delta”, una 4X6,5 popolare che avrebbe dovuto promuovere la vendita delle pellicole 127: Bencini rapidamente su un corpo preparato per montare il soffietto adattò il barilotto sporgente su un tubo quel tanto che bastava per il tiraggio e l’apertura di campo dell’obiettivo 1:11 f=75 mm e immise sul mercato la “Rolet” formato 4 × 6, un apparecchio interessante per collezione in quanto fu il primo non box interamente metallico della Bencini.
La Rolet fu una fotocamera che denunciava una certa fretta realizzativa, un apparecchio di transizione: infatti quello che seguì nel 1948 fu la “ Comet” con corpo pressofuso, quindi progettato e preparato con la dovuta ponderazione, dati i costi di attrezzatura in gioco.
Il nome Comet era quello del primo aereo passeggeri a reazione ed era un nome popolare nel 1948, quindi la scelta fu piuttosto astuta e infatti quella piccola fotocamera dall’aria robusta semplice con pochi comandi ma con l’apparenza esterna di una fotocamera completa andò bene: era una 3,5 × 4 su pellicola 127, otturatore con 1/30 e posa B, obiettivo 1:11 f=55 mm focheggiabile.
Ne vennero prodotte centinaia di migliaia di pezzi, in una prima versione non sincronizzata priva di staffa porta accessori e successivamente in versione sincronizzata con staffa e per parecchi anni fu il cavallo di battaglia della Bencini; tutti i negozi di ottica fin nei più sperduti paeselli ebbero per parecchi anni in vetrina le immancabili Comet Bencini.
Nel 1949 venne presentata la “Relex” in sostituzione della Rolet, una 4 × 6 sempre per pellicola 127, otturatore 1/30 e B, obiettivo 1:11 f=75 mm con barilotto rientrante e focheggiabile: anch’essa in un primo modello non era sincronizzata e priva di staffa, in uno successivo sincronizzata con staffa riportata e formato 4 × 4 ed infine la stessa veniva presentata con valori di focheggiatura impressi sul barilotto dell’obiettivo.
Nel 1950 Venne alla luce la “Comet S”, una 3 × 4 in versione sincronizzata e con staffa per lampeggiatore prodotta in alcune varianti:
A - una prima versione aveva la staffa porta accessori sul coperchio riportata, fissata con viti ed il marchio sul frontale;
B - poi una seconda con staffa pressofusa nel corpo;
C - indi una terza con gli attacchi cinghia non forati in quanto la cinghia era fissata alla borsa;
D - successivamente una quarta versione era ormai senza attacchi cinghia;
E/F -infine le ultime due versioni furono presentate nell’alternativa con barilotto cilindrico oppure conico con impressi i valori di focheggiatura.
Tutte queste varianti fanno capire la continua opera di razionalizzazione della produzione che in questa Azienda era di grande serie:
Tutte queste varianti fanno capire la continua opera di razionalizzazione della produzione che in questa azienda era di grande serie: con queste soluzioni si risparmiavano via via le operazioni di foratura degli attacchi cinghia oppure, per eliminare la piastrina posta sul fronte del barilotto dell’obiettivo, che nei modelli precedenti dava i valori di focheggiatura, si acquistò una macchina utensile specialmente attrezzata per rullare l’anello ed imprimere i numeri relativi ai metri in un’unica operazione.
Nel 1950 nel 1950 venne anche presentata la “Koroll”, una biformato 6 × 9/4,5 su pellicola 120 con riduttore formato riportato, otturatore 1/50 e posa B, obiettivo 1:11 F=85 mm focheggiabile.

Di Koroll si ebbero le seguenti versioni:

A - una prima con piedino anteriore sotto l'obiettivo per mantenere dritta la             camera appoggiata su un piano, non sincronizzata;
B - una seconda con le stesse caratteristiche salvo una diversa maschera                      sull’obiettivo;
C - una versione successiva senza piedino e con staffa porta accessori                    soprastante il mirino;
D - infine una successiva sincronizzata, che in seguito verrà siglata "Koroll S".

Venne quindi rinnovata la linea Comet, con la "Comet IIª" che presentava due modifiche importanti: formato 3 × 4 con obiettivo 1:11 f=55 mm su barilotto rientrante molto compatta.

Ne uscirono diverse versioni successive: 

A - una prima senza sincronizzazione e marchio sul fronte
B - una seconda con sincro-lampo e staffa porta accessori riportata;
C - una terza con fondello rivestito;
D - una quarta con marchio sul coperchio e staffa ricavati in pressofusione;
E - una quinta in tutto uguale alla terza ma con barilotto conico e senza attacchi       della cinghia.

Nel 1952 Venne presentata la “ Comet IIIª ”, a 16 fotogrammi 3 × 4 su rullo 127 di una forma molto originale che ricorda una cinepresa, obiettivo 1:11 f=75 mm , otturatore 1/50 e B.
Anche di questa fotocamera uscì una prima versione con barilotto cilindrico ed una seconda secondo barilotto conico.
Una terza versione marcata "Comet 3" ebbe un disegno di frontale completamente diverso più moderno.

Sempre agli inizi degli anni '50 fu presentata una fotocamera "Koroll 24" per pellicola 120 ma con formato del fotogramma 3×4,5 col obiettivo 1/11 f=60 mm in montatura rigida; venne seguita dalla “ Koroll 24 S”, stesso formato ma obiettivo 1:9 diaframmabile 1:16 e con altre modifiche estetiche alla mascherina anteriore sull’obiettivo.

Nel 1955 venne introdotta sul mercato una fotocamera più completa di quelle fino ad allora prodotte, la "Comet 35" per pellicola in caricatori 135, formato del fotogramma 24X36; l'obiettivo era il Blue Star 1:4,5 f=50 mm , diaframma fino a 1:16 otturatore con tempi 1/50, 1/100 e B, leva di caricamento rapido; da questo modello in poi scompariva il marchio C.M.F. e rimaneva solamente il marchio Bencini.

Seguì un secondo modello di Comet 35 con piccole modifiche come l'oculare del mirino che da riportato divenne incorporato nella pressofusione nel corpo macchina.

Alla XXXVIIª Fiera di Milano nel 1959 fu presentata la "Koroll 35" che nel formato 24×36 affiancava la Comet 35 per pellicola 135 nelle versioni:

A - con obbiettivo acromatico 1:8 diaframmabile a 1:16 f=55 mm, tempi 1/50, 1/100 e B;
B - una seconda versione successiva con estetica modernizzata;
C - una terza versione aveva diaframmi da 1:8 a 1: 22.

Nel 1960 entrava in produzione la "Korollette" simile alla precedente ma con obiettivo a tre lenti 1:3,5 f=50 mm, tempi fino a 1/100; una versione speciale color grigioverde di questa fotocamera fu approntata per darla in dotazione alla polizia stradale ma poi non se ne fece più nulla.

Il 1960 fu anche l'anno di presentazione della “Cometa”, una 3×4 su pellicola 127 per la quale si iniziò ad utilizzare la plastica per alcune parti interne: un particolare originale sistema di bloccaggio del dorso effettuato con la ghiera del mirino.
Come obiettivo montava un acromatico 1:9 f=55 mm diaframmabile a 1:16, tempi di otturazione di 1/50, 1/100 e B; la staffa per il lampeggiatore era posta sotto la base.
La “ Koroll IIª” del 1961 era una 3 × 4 per pellicola 120, con linea più moderna, obiettivo acromatico 1:8 f=55 mm, tempi 1/50, 1/100 e B, dorso asportabile, pressa pellicole in plastica, prodotta in vari successivi modelli:

A - un primo modello presentava la maschera frontale del mirino metallica;
B - un secondo modello era in tutto identico ma con maschera in plastica; 
C - un terzo aveva i tempi estesi a 1/125 e diaframmi da 1:8 a 1:22, oltre ad una modifica estetica al barilotto dell’obiettivo.

A livello di prototipo erano state infine approntate una versione bianca ed una con rivestimento esterno color legno ma entrambe mai messe in produzione.

Con l'estetica rinnovata nel 1962 venne presentata la intramontabile “Comet", la 3X4 degli inizi, ottica 1:8 f=55 mm, tempi 1/30, 1 60, 1/125 e B.

La "Minicomet” del 1963 era una graziosa fotocamera completamente in plastica del formato subminiatura 2X3 su pellicola 127, ottica acromatica 1:8 ed otturatore ad una velocità non sincronizzata.

Venne reclamizzata come una fotocamera da tenere in auto per qualsiasi evenienza e realizzata nelle versioni:

A - con l'obiettivo a menisco; 
B - con l'obiettivo acromatico in due versioni estetiche di mascherina anteriore e colori.

Con la “ Koroll IIª" del 1963 formato 3×4 ottica 1:8 f=55 mm tempi 1/30, 1/100, 1/125 e B si chiuse il ciclo delle fotocamere pressofuse in lega leggera della inconfondibile linea Bencini.

Dopo la Comet Rapid 18×24 del 1965, con un corpo metallico ma di linea non omogenea alla precedente produzione, per pellicole in caricatore rapid, ottica 1:8 diaframmabile a 11-16-22, tempi di 1/30 e 1/100, contatto caldo per il lampeggiatore, si passò alla produzione di fotocamere per caricatori instamatic 126, con caratteristiche estetiche abbastanza allineate a quelli della concorrenza.

Per verificare la possibilità di differenziarsi dalla concorrenza furono approntati numerosi prototipi di fotocamere per caricatore 126 della linea Unimatic, con corpi macchina in metallo o plastica di diversi colori (celeste-rosso-arancione-giallo-senape e infine un prototipo che aveva il corpo in plastica di apparenza opalina); alla fine però si optò per una soluzione estetica omogenea con quelle della concorrenza.
Contemporaneamente veniva messa in produzione la serie di fotocamere Comet per caricatore 126, queste ultime destinate al mercato nazionale, mentre le Unimatic erano prevalentemente per il mercato estero.

Con progetto del 1966 uscì la "Unimatic 800" dal corpo in metallo; successivamente, la stessa con diaframma regolabile a simboli "Unimatic 808” e “ Unimatic 600” con corpo in plastica: tutte queste fotocamere montavano ottica acromatica 1:8 f=45 mm, tempo unico, attacco per cuboflash.

Sempre per la pellicola formato 126 uscirono la “Comet 100” e la “Comet 200" del 1968 interamente in plastica, obiettivo a menisco f=45 mm con tempo unico, attacco cuboflash, la "Comet 400" con obiettivo acromatico e la "Comet 404” con in più la regolazione del diaframma a simboli e con due diversi frontali; questa linea di fotocamere venne successivamente sviluppata in vari modelli con piccole varianti, dotandoli di magic-cube e con interventi di miglioramento estetico dando luogo alla seguente gamma:

Comet 200 X
Comet 400 4X con diaframma regolabile
Comet 455 XML obiettivo 1:9 frontale e dorso metallico
Comet 555 XML obiettivo 1:8 fotocellula al selenio
Comet 455 X
Comet 555 X
Comet 326 XML obiettivo 1:9 di vetro
Comet 226 XML obiettivo 1:11 di plastica
Comet 600 XML con l’obiettivo 1:11
Comet 800 XML obiettivo 1:9

Infine con rinnovamento del frontale realizzato in diversi colori (rosso, azzurro, verde) uscivano le fotocamere “Discovery 1000” e “Discovery 2000”, la seconda con regolazione dei diaframmi.

Negli anni '70 la Bencini offriva anche diverse fotocamere per caricatore formato 110, complete di magic-cube qui di seguito elencate:
  • il modello “110” con ottica 1:11 f=25 tempo unico

  • il modello “210” con ottica 1:11 f=25 tempo unico diaframma regolabile

  • il modello “310” con ottica 1:5,6 diaframma regolabile fino a 16, tempi 1/40 e 1/80

    Successivamente le fotocamere dello stesso formato furono dotate di flip-flash e divennero:

il modello “118” con ottica u1:8, lente in plastica
il modello “218” con l’ottica 1:8 tempi 1/40, 1/125, 1/250.
il modello “318” con l’ottica 1:4 regolabile a 1:22
il modello “418” un esposimetro al selenio accoppiato tempi da 1/40 a 1/200

Infine le stesse fotocamere dotato di maniglie di presa furono:

il modello “118 S” con ottica 1:8, lenti in plastica
il modello “218 S” con ottica 1:8, tempi 1/40, 1/250, 1/250
il modello “318 S” con ottica 1/4 regolabile 1:22
il modello “418 S” con esposimetro al selenio accoppiato tempi da 1/40 a 1/200

Contemporaneamente veniva presentata una serie di fotocamere per pellicola formato 135, alcune dotate di esposimetro accoppiato:

Comet K 35 obiettivo diaframmabile da 1:8 a 1:22 f=55, foch. minima 1,4 m, otturatore da 1/30 a 1/125
Comet NK 135 a obiettivo 1:2,8 diaframm. da 1:2,8 a 1:22 f=50, foch. min. 1,4 m
Comet NK 135 b come precedente, ma con un contatto caldo
Comet NK 135 c come precedente ma di colore cromato
Comet NK 135 Electr obiettivo 1:2,8 a 1:22 f=50 mm focale minima 1,4 m
Comet 235/a obiettivo acromatico, diaframma a simboli 3 tempi otturatore
Comet 235/b come precedente ma con contatto caldo
Comet 36 obiettivo menisco, diaframma a simboli tre tempi otturatore
Comet 435 obiettivo Korimar 1:2,8 - 1:22 f=50 mm esposimetro al CdS
Comet 635 obiettivo Korimar 1:2,8 a 1:22 f=38 mm esposimetro al CdS
Comet 535 ob. Korimar 1:2,8 - 1:22, f=38 mm, regolazione manuale diaframma
Comet 335 1:2,8 a 1:22 F=50 mm, tempi da 1/30 a 1/250 e B

Per la Photokina venne approntata anche una fotocamera della serie NK 135 dotata di esposimetro al selenio ma non fu messa in regolare produzione così come non lo furono una  “Koroll 36” ed una “ Comet Electronic 36”.
In quegli anni fu anche avviato il progetto di una "635 Autoflash” con lampeggiatore elettronico incorporato di cui esiste il solo modello in legno e di una fotocamera reflex anch'essa mai realizzata.
Ultima produzione di fotocamere per pellicola 35 mm fu quella relativa alla serie compatta presentata nel 1978 con le:

Comet 535 obb. Korimar 1:4 F=38mm
Comet 635 obb. Korimar 1:2,8 f=38 mm e cellula al CdS

e, da ultimo, nel 1980 la:

Personal 35 Obb. 1:8 f=39 mm tutte nei tre colori nero, rosso, azzurro.

Nello stesso anno fu anche prodotta una mezzo formato in soli 100 esemplari         per ognuno dei tre colori suindicati la "Personal Reporter" 18 × 24.
Oltre alle fotocamere coinvolte col proprio marchio Bencini costruì anche per conto terzi con loro marchio: per operatori italiani, come CIDAF (consorzio Italiano distributori articoli fotografici) e stranieri (ad esempio Hanimet e Boots).

Negli anni ’60 Bencini entrò anche nel settore delle cineprese, inizialmente con un modello per pellicola formato 8 mm, la Comet 8, successivamente per quella in caricatore super 8.

La successione dei modelli di cineprese costruite fu la seguente:

Comet Super 8 1968
Comet Super 8-E fotocellula selenio 1970
Comet Super 8-E Zoom e fotocellula selenio 1971
Comet 22 Autozoom 1972
Comet 22 Autozoom TL 1972
Comet Set 33 Zoom S8 1974
Comet Set 33 Autozoom e fotocellula selenio 1974
Comet Super 8 DL 1978
Comet Super 8 DL Auto. 1978
Universal 44 Electric Zoom TTL 1978
Universal 444 Electric Zoom TTL 1978
Universal 444 TTL Deluxe corpo nero 1978
Universal 444 TTL Deluxe Electric Zoom corpo nero 1978
Universal 666 Deluxe Electric Zoom corpo nero. 1978
Universal 666 TTL Deluxe 1978
Universal 666 M macro 1978

Anche per le cineprese, oltre ai modelli entrati in produzione, furono approntati diversi prototipi: ad esempio nel 1966 per il modello Comet Super 8 si realizzarono prototipi di diversi sgargianti colori (giallo-celeste-rosso), mentre la commercializzazione fu oi solo effettuata solo per il modello classico in tonalità grigio-nera; fu studiata una cinepresa, la “Mercury” in varie versioni, per creare una linea economica, ma alla fine si riscontrò che non ne valeva la pena ed il progetto fu abbandonato; infine, anche le cineprese furono costruite per conto terzi (ad esempio la Set 33 Autozoom per RJELKO).

Nel 1984 la C.A.F.E.R. assumeva la distribuzione degli ultimi prodotti Bencini, terminando la sua attività nel 1992.