Galileo (Officine) S.p.A.
Antica azienda ancora presente sulla scena industriale, produttrice degli apparati ottici e di sistemi di rilevamento per uso civile e militare, tra i quali fotocamere per aereofotogrammetria, nel secondo dopoguerra avviava la produzione di fotocamere per uso amatoriale, in collaborazione con la Ferrania, che li avrebbe commercializzati col proprio nome o col doppio logo Ferrania-Galileo (ma vennero vendute su alcuni mercati anche direttamente col nome Galileo).
Dal 1948 venne quindi prodotta nello stabilimento di Firenze, la serie di fotocamere Condor 24 × 36 ad ottica fissa, su otturatore centrale della stessa Galileo, del quale si riferisce al capitolo Ferrania.
In questa sezione vengono citate le fotocamere che vennero commercializzate dalla Galileo stessa e risultano marcate col solo nome Galileo sul dorso.
Da ricordare che la Galileo ha anche prodotto, in varie epoche, fotocamere professionali, per rilievi topografici terrestri ed aerei e per uso scientifico (ad esempio da applicare ai microscopio).
La XXXIª fiera di Milano nel 1953 venne presentata, dopo lunga gestazione, la GaMi autentico gioiello per pellicola 16 mm rimasto insuperato a livello mondiale, prodotto dalla capacità dei tecnici dello stabilimento di Milano, guidati dall’ingegner Ambrogio Carini, direttore quella unità produttiva (ed ex stabilimento della Koristka assorbita nel 1934 dalla Galileo).
La fotocamera era dotata di:
obiettivo sei a lenti Esamitar 1:1,9 f=25 mm, la maggior luminosità raggiunta da Galileo in obiettivi per fotocamere amatoriali;
Mirino a telemetro con correzione di parallasse;
otturatore con tempi da 1/2 a 1/1000;
esposimetro ad estinzione, tarato nel primo modello fino a 100 ASA.
Seguiva un modello successivo, individuabile dal punto di vista collezionistico come GaMi IIª con taratura esposimetro fino a 180 ASA.
Fotocamera tascabile delle dimensioni di 115X55X27 mm del peso di 290 gr, presentava una leva di carica con molla per avanzamento e scatto per tre fotogrammi formato 12X17 mm su pellicola da 16 mm, perforata o meno.
Per il mercato nord americano, dove questa fotocamera ebbe una buona introduzione, vennero inoltre contemporaneamente prodotte le versioni “GaMi Iª USA” e “GaMi IIª USA”con valori delle distanze in piedi.
La fotocamera utilizzava caricatori della pellicola simili agli attuali 110, ma metallici e con pressa pellicola sulla camera.
La GaMi era completata da una vastissima gamma di accessori, in primis due aggiuntivi tele 4X e 8X; inoltre l’ingranditore automatico, la tanica di sviluppo, un’ottima taglierina e la bobinatrice della pellicola, il visore dia, la lente vicino per macrofotografia, i filtri colorati, tre tipi di staffe per lampeggiatore, lo stativo per le riproduzioni, un attacco per microscopio etc.
Alla XXXVIIª Fiera di Milano nel 1959 oltre alla ricchissima serie di accessori che facevano della gara un apparecchio a sistema, fu presentata una testa panoramica ed il “Sub” per riprese sottomarine.
La fotocamera, rimasta in produzione per una decina d’anni fino alla chiusura dello stabilimento di Milano, con una produzione annua attorno ai 2000 esemplari, è senz’altro la microcamera più riuscita di questa categoria.
La sospensione della produzione di fotocamere bloccò gli altri progetti in cantiere, come ad esempio quello della “ Poker” una fotocamera 6X6 su pellicola 120 con quattro obiettivi di luminosità rispettivamente 1:3,5-1:5-1:8-1:12 e tempi 1/25-1/50-1/100, dotata di telemetro.
Avrebbe dovuto produrre quattro fotogrammi con esposizione differenziata contemporaneamente, in modo che almeno un fotogramma sarebbe stato perfetto.
Inoltre i due fotogrammi meglio esposti, accoppiati, avrebbero potuto dare una visione stereo: di questa realizzazione parlarono le riviste dell’epoca, come la Gazzetta di Fotografia del 9/56.